Abilitare al linguaggio

Dare la possibilità ad ogni essere umano di entrare in relazione e poter comunicare, questa la mission di I-SPK. Abilitare una facoltà comunicativa, la stessa che spesso viene inserita nel calderone della patologia...

Disturbo della comunicazione

“Non si può non comunicare” scriveva Watzlawick ma se un essere umano viene privato della possibilità di elaborare frasi, di esprimere desideri, di verbalizzare sofferenze e dubbi allora tutto il suo sviluppo è in crisi...

La lingua dei Segni

La lingua dei segni -LIS- è lo strumento di comunicazione elettivo del progetto I-SPK: una vera e propria lingua con la sua grammatica, sintassi e storia che permette di comunicare senza utilizzare la voce...

Nasce un nuovo progetto: I-SPK Io Se Posso Komunico, intervento di abilitazione al linguaggio.

Autismo, Sindrome di Down, Angelman, Cri Du Chat, Phelan Mcdermid, Charge, West, Coffin Siris, Landau-Kleffner, paralisi cercebrale infantile… questi sono alcuni dei bambini di cui ci occupiamo. Cosa hanno in comune queste patologie? L’assenza del linguaggio parlato. I-SPK è un protocollo psico-linguistico che può dare a questi bambini una lingua per comunicare. 

Abbiamo scelto l’acronimo I-SPK come abbreviazione per I SPEAK “io parlo” o meglio “Io Se Posso Komunico” perché questa è la mission del progetto. Dare uno strumento comunicativo e un percorso terapeutico che permetta a bambini e adulti impossibilitati a parlare di poter entrare in relazione con l’altro e comunicare. 

E’ un modello di intervento in fase di sperimentazione che vede la Lingua dei Segni (LIS) come strumento elettivo abilitativo al linguaggio. Insieme a questo, fondamentale è un percorso di sostegno terapeutico come tempo e spazio per il bambino/a e per la famiglia per poter trasformare i propri limiti in risorse

Sono moltissime nel mondo le malattie genetiche e le sindromi che hanno fra i loro sintomi l’assenza del linguaggio verbale. Queste patologie ostacolano la comunicazione di moltissimi bambini e ragazzi con gravi deficit motori o cognitivi rendendo precaria la vita quotidiana sia affettiva che relazionale. Il nostro progetto si basa su un protocollo scientifico sperimentale. Per maggiori informazioni: Protocollo

“Non si può non comunicare” scriveva Watzlawick, ma se un essere umano viene privato della possibilità di elaborare frasi, di esprimere desideri, di verbalizzare sofferenze e dubbi allora tutto il suo sviluppo è in crisi. La comunicazione non verbale è la base dell’interazione. Gli scambi di sorrisi, di sguardi, la postura, le espressioni, costituiscono la matrice dello scambio interattivo, ma a volte per un bambino o per un adulto non è sufficiente questo per tirare fuori quel mondo interiore che rischia di rimanere chiuso per sempre.

Handicap e limiti, strumenti non adeguati, il pensiero che il linguaggio -all’interno di una sindrome- sia solo uno dei tanti sintomi, sono i presupposti che il nostro progetto vuole provare a ribaltare.

Vogliamo, invece, sostenere che, se ad ognuno venisse dato lo strumento adeguato a sostituire la parola, tutti potrebbero mettersi in relazione e sviluppare  un’adeguata forma di comunicazione e di linguaggio.

E’ questa l’esperienza che I-SPK vuole proporre: abilitare il linguaggio attraverso la Lingua dei Segni Italiana.

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