Il nostro progetto non riabilita, ma abilita al linguaggio e alla comunicazione.

Abbiamo scelto di scrivere ABILITARE AL LINGUAGGIO  e non riabilitare perché non crediamo nell’educare nuovamente, eliminando gli effetti di un’educazione sbagliata o carente o riacquisire la funzionalità parziale o totale della facoltà carente, bensì crediamo nell’abilitare una facoltà, quella del linguaggio e della comunicazione.

Avere un deficit neurologico che non permette di parlare non solo limita lo strumento comunicativo ma destabilizza il processo di relazione alla sua base.

Nel primo anno di vita, finché il piccolo non sa parlare, genitore e neonato trovano diversissimi modi di sintonizzarsi, grazie ai quali il caregiver pian piano anticipa i segnali del piccolo interpretando i suoi bisogni. Quante volte vi siete trovati nell’impasse di non capire cosa voleva vostro figlio?

Questa impasse si risolve facilmente grazie alla “naturale” acquisizione del linguaggio, che normalmente avviene nei primi tre anni di vita del bambino. Vi sono però alcuni casi in cui questa “naturale” acquisizione è compromessa: venendo a mancare la facoltà comunicativa, risulta carente anche la possibilità di dare/ricevere feedback e di conseguenza lo scambio verbale tra genitore e figlio diventa un’illusione.

Nei deficit gravi ci si chiede se il bambino o l’adulto riceva realmente i messaggi che gli vengono trasmessi, mettendo in discussione quindi la base dell’interazione.

Frustrazione e impotenza la fanno da padrone ritrovandoci costantemente nell’esercizio di tradurre uno sguardo, un mezzo sorriso, un movimento come messaggi verbali. Spesso inoltre accade che in patologie complesse l’assenza del linguaggio verbale viene considerata solo una delle varie caratteristiche della persona, come se, su una scala di gravità, non occupasse il giusto posto.

“Ma mia figlia neanche si veste da sola!”

“E’ possibile che mio figlio viva solo fino a 10 11 anni?”

“La sua motricità è troppo ridotta per comunicare”

“Ha una lesione all’aerea di Broca, non può comunicare”

La facoltà comunicativa non deve essere inserita nel calderone della patologia, va presa in considerazione come base del processo di sviluppo di qualsiasi essere umano.

Per questo il progetto I-SPK pensa ad abilitare al linguaggio, ovvero dare la possibilità di comunicare e di entrare in relazione.

Il nostro metodo elettivo è la Lingua dei Segni, vuoi saperne di più?  http://www.iosepossokomunico.it/la-lingua-dei-segni/

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