I-SPK Io Se Posso Komunico: Progetto di abilitazione del Linguaggio

Uso della Lingua dei Segni in bambini con disturbo e/o assenza della comunicazione

Abbiamo scelto l’acronimo I-SPK come abbreviazione per I SPEAK “io parlo” o meglio “Io Se Posso Komunico” perché questa è la mission del progetto. Dare uno strumento comunicativo e un percorso terapeutico che permetta a bambini e adulti impossibilitati a parlare di poter entrare in relazione con l’altro e comunicare.

E’ un modello di intervento in fase di sperimentazione che vede la Lingua dei Segni Italiana (LIS) come strumento elettivo riabilitativo del linguaggio e un percorso di sostegno terapeutico come tempo e spazio per il bambino/a e per la famiglia per poter trasformare i propri limiti in risorse.

Sono moltissime nel mondo le malattie genetiche e le sindromi che hanno fra i loro sintomi l’assenza del linguaggio verbale. Queste patologie ostacolano la comunicazione di moltissimi bambini e ragazzi con gravi deficit motori o cognitivi rendendo precaria la vita quotidiana sia affettiva che relazionale.

“Non si può non comunicare” scriveva Watzlawick, ma se un essere umano viene privato della possibilità di elaborare frasi, di esprimere desideri, di esternare sofferenze e dubbi allora tutto il suo sviluppo è in crisi.

La comunicazione non verbale è la base dell’interazione, gli scambi di sorrisi, di sguardi, la postura, le espressioni, costituiscono la matrice dello scambio interattivo, ma a volte per un bambino o per un adulto non è sufficiente questo per tirare fuori quel mondo interiore che rischia di rimanere chiuso per sempre.

Negli anni si sono sviluppati diversi strumenti compensativi come la scrittura, la comunicazione aumentativa alternativa, l’uso di immagini, l’uso delle tecnologie più avanzate, strumenti necessari e dirimenti per la comunicazione che però non sostituiscono pienamente l’uso del linguaggio verbale.

Approfondimento: Disturbi della comunicazione e del linguaggio http://www.iosepossokomunico.it/disturbo-del-linguaggio-e-della-comunicazione/

In alcuni casi, per difficoltà motorie o cognitive, anche l’uso della scrittura o della CAA risultano difficoltosi e si entra in una sorta di impasse: rimaniamo immobili, iniziamo ad interpretare per lui o lei il mondo interno e circostante e, soprattutto se quella persona è un bambino, iniziamo ad immaginare cosa stiano dicendo i suoi occhi. O ancora nei casi di deficit genetico e o cognitivo si afferma che il/la bambino/a non sarebbe comunque in grado di parlare perché il suo deficit non gli permetterebbe uno sviluppo comunicativo di questo tipo.

Il nostro progetto vuole provare a ribaltare questa tesi sostenendo invece che, se ad ognuno venisse dato lo strumento adeguato a sostituire la parola, tutti potrebbero comunicare. E’ questa l’esperienza che I-SPK vuole proporre: abilitare il linguaggio attraverso la Lingua dei Segni italiana (LIS).

Approfondimento: La Lingua dei Segni italiana http://www.iosepossokomunico.it/la-lingua-dei-segni/

Non utilizziamo il termine “riabilitare” al linguaggio col significato di educare nuovamente, eliminando gli effetti di un’educazione sbagliata o carente o nei termini di riacquisire la funzionalità parziale o totale della facoltà carente, ma si tratta di abilitare una facoltà comunicativa, la stessa che spesso viene inserita nel calderone della patologia dove non trova risposte concrete.

Approfondimento: Abilitare il linguaggio http://www.iosepossokomunico.it/abilitare-il-linguaggio/

Siamo certi che funzioni?

La Lingua dei Segni è stata già utilizzata per la riabilitazione del linguaggio e della comunicazione, sia in soggetti con residue capacità linguistiche, sia in assenza o presenza di problematiche legate alla  sfera emotivo-comportamentale,  con o senza compromissioni a livello cognitivo, con bambini con Sindrome di Down, con bambini autistici, con bambini affetti da deficit dello sviluppo, con bambini con disabilità fisiche, con sindromi genetiche quali: Sindrome Di Angelman, Sindrome Cri Du Chat, Sindrome di West, Sindrome di Coffin Siris, Sindrome di Landau-Kleffner.

La nostra esperienza ci insegna che ogni bambino ha delle risorse e delle capacità: rafforzare queste, anziché evidenziare solo l’handicap porta alla creazione di un progetto ad hoc, che non miri solo a dare uno strumento linguistico di comunicazione ma anche un modo nuovo di crescere.

Il bambino/a imparerà a parlare?

La domanda che tutti i genitori si fanno alla quale però non c’è mai una risposta certa. L’obiettivo che si pone I-SPK è quello di dare al piccolo lo strumento più adatto per poter comunicare attivamente con chi gli è accanto.

La risposta corretta a questa domanda è quindi: forse no, non parlerà ma potrà comunicare i suoi stati d’animo, fare delle scelte, crescere ed entrare in relazione.

Potrà…

SCEGLIERE.  Perché acquisire una Lingua, anche in età adolescenziale, permette alla persona di riconoscere i propri desideri.

ESSERE.  Perché lo sviluppo linguistico, all’interno di un progetto sulla persona, permette lo sviluppo psichico, la formazione dell’identità, l’inserimento sociale.

COMUNICARE.  Perché non sarete più voi ad interpretare e dover intervenire prima che accada qualcosa, sarà lui/lei a chiedervelo.

Come Funziona

Siamo un’equipe che lavora a Roma composta da Psicologhe, Psicoterapeute, Interpreti di Lingua dei Segni, Assistenti alla Comunicazione. La prima parte dell’intervento, nonché la più importante, è quella iniziale nella quale si chiede la partecipazione di tutta la famiglia. Dopo un’attenta anamnesi, l’osservazione e la somministrazione di alcuni test si potrà ipotizzare il progetto di intervento più adeguato alle risorse e ai limiti del bambino/a.

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