Metodo I-SPK per bambini che non possono parlare

Metodo I-SPK: Abilitazione al linguaggio, un percorso psicolinguistico

Autismo, Sindrome di Down, Angelman, Charge, Cri Du Chat, West, Coffin Siris, Landau-Kleffner, disprassia, questi sono alcuni dei bambini di cui ci occupiamo. Cosa hanno in comune queste patologie? L’assenza del linguaggio parlato. I-SPK è un metodo psicolinguistico che può dare a questi bambini, che non possono parlare, una forma di comunicazione alternativa attraverso la Lingua dei Segni Italiana.

INTRODUZIONE

L’intervento psicolinguistico descritto in questo protocollo ha come obiettivo l’abilitazione al linguaggio in soggetti con disturbo della comunicazione, ovvero affetti da sindromi o patologie che fra i sintomi annoverano l’assenza di comunicazione verbale. Lo strumento elettivo che viene utilizzato in questo progetto di ricerca  e intervento è la Lingua dei Segni Italiana (LIS).

La LIS è una vera e propria lingua, utilizzata per lo più dalle persone sorde, che sfrutta il canale visivo gestuale anziché quello verbale e che permette quindi, a soggetti impossibilitati a parlare, di utilizzare le mani per poter dialogare, esprimere emozioni e stati d’animo.

I-SPK è un metodo psico-linguistico perché al centro dell’intervento non vi è solo l’aspetto linguistico -fondamentale area di crescita e socializzazione- ma anche quello psicologico emotivo sia del bambino, sia della famiglia.

QUALI SONO I BAMBINI E I RAGAZZI CHE POSSONO USARE IL METODO I-SPK?

Tutti i bambini, i ragazzi e i giovani adulti con disturbo o assenza della comunicazione e del linguaggio come sintomo di una o più delle seguenti cause:

  • Patologia medica, neurologica o genetica come nella Sindrome di: Cri Du Chat, Angelman, Landau-Kleffner, Charge, Coffin Siris, Rett, West, trisomia 21, X-fragile, Prader-Willi;

  • Disturbo generalizzato dello sviluppo, Disturbo Disintegrativo dell’infanzia, Autismo;

  • Ritardo cognitivo;

  • Ritardo secondario, il quale sta a significare che il sintomo, ritardo o assenza di linguaggio, di verbalità o di comunicazione, è da riferirsi ad una lesione organica del SNC, o dei sistemi senso-percettivi o degli effettori periferici;

  • Lesione organica cerebrale (microdanno);

  • Cause esogene (IUGR, tossine ambientali, farmaci, alcool);

  • Anomalie sviluppo cerebrale;

  • Grave disartria

  • Aprassia o disprassia
  • Sindrome non diagnosticata

COME FACCIO A CAPIRE SE IL METODO E’ ADATTO A MIO FIGLIO?

Dopo il primo contatto telefonico proponiamo alla famiglia un percorso di valutazione necessario alla nostra equipe per conoscere tutto il nucleo familiare, le risorse e le criticità. Durante gli incontri si osservano e si valutano diversi aspetti:  la presenza dei pre requisiti del linguaggio,  il funzionamento dell’area cognitiva, le funzioni esecutive, la gestione emotiva delle situazioni, il comportamento, l’aspetto motorio in tutte le sue parti, l’intelligenza non verbale e altri aspetti necessari per l’acquisizione di una lingua.

Dopo un‘attenta anamnesi, una valutazione diagnostica e funzionale, viene consegnata alla famiglia una relazione e una proposta di presa in carico. Poter conoscere, osservare e valutare è il primo passo per capire come adattare il metodo I-SPK al bambino e alla sua famiglia. 

LA PRESA IN CARICO

Dopo la valutazione si procede alla presa in carico del nucleo familiare

  1. L’associazione Io Se Posso Komunico si occuperà di creare un’equipe sul territorio dove al suo interno vi saranno tutte le figure necessarie allo svolgimento del progetto;
  2. Si costruirà un’equipe allargata, composta da tutte le figure che seguono o hanno seguito il bambino, dalle insegnanti ai terapisti per condividere analisi e obiettivi;
  3. Dopo un primo breve periodo si creerà un piano di crescita condiviso con l’equipe allargata, dove si ipotizzeranno obiettivi a media e lunga durata sulle varie aree di intervento: comunicativo/linguistico, cognitivo, sociale, comportamentale, emotivo etc..
  4. Ogni cinque sei mesi si effettueranno degli incontri di follow up per monitorare progressi e criticità
  5. Ogni famiglia verrà seguita da un case manager

QUALI SONO LE BASI SCIENTIFICHE DEL METODO?

La Lingua dei Segni è stata già utilizzata per la riabilitazione del linguaggio e della comunicazione, sia in soggetti con disabilità nell’ambito del linguaggio con residue capacità linguistiche, sia in assenza o presenza di problematiche legate alla sfera emotivo-comportamentale con o senza compromissioni a livello cognitivo (Grecco 1974), con bambini con Sindrome di Down (Acosta 1981, Bird 2000, Clibbens 2001), con bambini autistici (Goldstein 2002, Mirenda 2003, Wendt 2006), con bambini affetti da deficit dello sviluppo (Layton e Baker 1981, Millar, Light e Schlosser 2006, Musselwithe 1986), con bambini con disabilità fisiche (Pennington, Goldbart e Marshall 2005).

Anche il panorama italiano offre diverse esperienze che descrivono come la Lingua dei Segni sia stata funzionale per l’acquisizione del linguaggio e per lo sviluppo di aree cognitive e psichiche. Nella sindrome di Landau Kleffner (Rinaldi, De Grandis, Garofalo, Gobetti, Lucioli e Zollo, 2016); con la Sindrome di West (Gibellini, Lucioli, Cuzzaniti, Boni, 2016) caso che ha dimostrato che nonostante le capacità motorie e intellettive considerate limitate e un intervento tardivo, il soggetto riesce a produrre fonemi e frasi. In un altro caso descritto con ritardo cognitivo grave, atassia  e assenza di linguaggio verbale (Gibellini, Lucioli, Cuzzaniti, Boni, 2016)  si evidenzia la comparsa di prime frasi minime in LIS, aumentata intenzione comunicativa, interessi e delle capacità attentive, fino ad arrivare ad una comunicazione funzionale dove il soggetto esprime delle scelte, formula richieste, commenta, scherza. Simili risultati si sono raggiunti in un caso di Cornelia De Lange (Scursatone, Capellino, 2016), in uno di afasia verbale in cui l’uso dei segni ha facilitato la produzione orale delle parole. Ultimo il nostro caso studio su una bambina affetta dalla Sindrome di Coffin Siris, dove dopo due anni di uso del protocollo si è acquisita la LIS, si è sviluppata l’area psichica, cognitiva, sociale (Colozza, 2017)

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