Nasce I-SPK: chi siamo

Dall’unione di diverse esperienze nel campo della psicologia, dei disturbi del linguaggio e della Lingua dei Segni nasce il progetto I-SPK, Io Se Posso Komunico, il tentativo da parte di un gruppo di giovani terapeute e interpreti LIS romane di usare la Lingua dei Segni (Lis) con i bambini che non possono parlare, che hanno un blocco linguistico riconducibile a diverse cause.

Fuori quindi dall’uso comune della Lis praticata con i bambini/adulti sordi si è pensato e sperimentato l’uso delle mani lì dove la voce è assente. Tante sono le sindromi e le malattie che non permettono di vocalizzare e verbalizzare portando i piccoli bimbi a chiudersi in un proprio mondo manchevole della relazione profonda con l’altro.

Di certo la comunicazione non verbale, come lo sguardo, le espressioni facciali, la postura, i gesti, il pianto sono modalità comunicative che il piccolo usa con il proprio caregiver, e di certo la comunicazione aumentativa alternativa dà la possibilità al quel piccolo oramai cresciuto di entrare in relazione e di comunicare, ma scegliere fra delle opzioni già elaborate, essere dipendente da un tablet o da un numero limitato di immagini e simboli restringe di molto il concetto di comunicazione e linguaggio.

Abbiamo visto bambini scegliere cosa mangiare indicando una fra le figure proposte e abbiamo bambini riuscire a esprimere i propri desideri e le proprie scelte a prescindere da qualcosa che gli venga proposto.

Inoltre vediamo spesso mamme e papà costretti a interpretare i bisogni del proprio figlio per tutta la vita, senza mai vederlo aprirsi al mondo, libero di esprimere pienamente i propri bisogni e i propri desideri.

Ma questi bambini dietro il loro deficit nascondono un mondo pronto a schiudersi e quindi riteniamo necessario riformulare una dimensione che viene ancora chiamata HANDICAP fatta di sindromi, disabilità, di un non poter fare. Proponiamo invece di usare la lente delle risorse interiori, delle possibilità e della prospettiva. Non vogliamo curare nessuna malattia, non siamo dei neurologi, né possiamo assicurare sempre il raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati ma vogliamo provare a dare ad ogni bambino la possibilità di poter comunicare profondamente e realmente con chi ha davanti, nel rispetto dei propri limiti.

Abbiamo visto che tutto questo è possibile.

Si tratta di un protocollo sperimentale dove si conosce il bambino o la bambina, si approfondiscono le sue risorse e i suoi limiti, così come quelli della famiglia, e si ipotizza un percorso ad hoc fatto di ascolto, sostegno e abilitazione al linguaggio.

 

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