LIS: Lingua dei Segni italiana

La Lingua dei Segni italiana -LIS- è lo strumento di comunicazione elettivo del metodo I-SPK: una vera e propria lingua con la sua grammatica, sintassi e storia che permette di comunicare senza utilizzare la voce.

La LIS, la Lingua dei Segni Italiana, è la forma di comunicazione utilizzata in Italia principalmente da persone sorde.                                                                  

La LIS è una lingua a tutti gli effetti, così come dimostrato dalla ricerca linguistica, con regole grammaticali e sintattiche ben precise, che possono variare da una lingua dei segni all’altra. A diverse nazioni infatti corrispondono diverse lingue dei segni, come per le lingue vocali per ogni regione si possono osservare delle varianti regionali.

La LIS è una lingua che permette di comunicare con gli altri, fare dell’ironia, creare poesie, veicolare idee, concetti, intenzioni ed emozioni, così come tutte le lingue naturali.

La ricerca linguistica ha messo in luce come la “facoltà di linguaggio“, quella facoltà che permette ad ogni bambino di imparare la lingua alla quale viene esposto (Saussure 1968) è indipendente dall’apparato fonoarticolatorio.

Ne consegue che un bambino esposto ad una lingua segnata, la apprenderà alla stregua di qualsiasi altra lingua vocale, acquisendo così una forma di comunicazione in grado di soddisfare tutti i suoi bisogni cognitivi e comunicativi.

Fermo restando, infatti, che ogni bambino acquisisce il linguaggio con tempi e modi diversi, gli studi hanno evidenziato sostanziali analogie nell’acquisizione e nello sviluppo del linguaggio di un bambino esposto ad una lingua dei segni e di uno esposto a una lingua vocale.

Inoltre l’uso della Lingua dei Segni permette di stimolare il processo di discriminazione, di coordinazione motoria, di motricità fine e grossolana, di motricità ritmica, di capacità visuo-spaziale, d’attenzione selettiva,  di sviluppare la funzione simbolica e incrementare il quoziente intellettivo, di migliorare l’autostima e il rapporto con terzi. Attraverso la produzione e la riproduzione segnica si favorisce altresì la comprensione di parole e concetti, supportando lo sviluppo del linguaggio, dell’espressione verbale e della lettura, aumentando il livello di concentrazione e la capacità di memorizzazione.

Questa lingua, che utilizza come canale di trasmissione quello visivo-gestuale (anziché quello acustico vocale), ha solo preso le mosse dalla gestualità naturale degli esseri umani, differenziandosi da altri sistemi comunicativi non linguistici, come la pantomima, per la sua sistematicità  e la sua variabilità nel corso del tempo, nello spazio, e in relazione alle esigenze comunicative dei parlanti. 

Quindi, la Lingua dei Segni non è un linguaggio mimico e non è una Lingua universale.

 Con il mimo infatti usiamo dei gesti comprensibili da tutti 

Mentre i segni ovvero le parole in LIS hanno una propria struttura non sempre comprensibile

IMPARARE LA LINGUA DEI SEGNI

Come tutte le lingue, comprese le lingue madre, non può essere insegnata per vocaboli singoli, ma serve poter “immergere” la persona -bambino o adulto che sia- nel sistema linguistico. I piccoli quando nascono, infatti, crescono ascoltando continuamente la lingua alla quale sono esposti, comprendendo pian piano i significati di alcune parole, associandole a immagini, suoni e situazioni. Il bambino inizialmente ripete parole o parti di esse, comprensione e produzione non vanno di pari passo, prima il piccolo apprende, poi pian piano impara a parlare.

PERCHE’ NON USARE ALTRI METODI

Usare una lingua o usare immagini per comunicare non è la stessa cosa, una lingua –verbale, segnica o scritta- permette l’espressione di qualsiasi pensiero, mentre l’uso delle immagini consente di esprimere un numero limitato di concetti. Crediamo però in questi metodi che usano le immagini per comunicare, è sicuramente un passaggio importante per il piccolo, o per il bambino con difficoltà di linguaggio, un passaggio che conduce all’obbiettivo, lo sviluppo di una lingua vera e propria.

Per riassumere:

  • Sì, la Lingua dei Segni può essere usata nei disturbi della comunicazione sia primari che secondari.

  • Sì, i vocaboli non sono sufficienti, il bambino ha bisogno di “immergersi” nella Lingua.

  • Sì, il primo obiettivo è permettere al bambino di entrare in relazione, il secondo è capire che può comunicare e solo dopo potrà parlare –segnando-.

  • No, la Lingua dei Segni non esclude affatto la possibilità dello sviluppo verbale, ma anzi, lo supporta. Recenti studi hanno dimostrato che sia le Lingue dei Segni che le lingue verbali attivano le stesse aree cerebrali.

  • Sì, poter parlare (con la voce o con i segni o con le immagini) è subordinato a poter comunicare, noi ci occupiamo di fare comunicare per poi poter parlare.